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Intervista a Sante Di Renzo, autore del libro di recente pubblicato, LA CENTESIMA PAGINA da: www.seriomanontroppo.it
INTERVISTA Come è passato dalla chimica all’editoria? Le situazioni accadono, di solito non sono frutti di scelte coscienti. Dopo la laurea in chimica ne ho conseguita una in psicologia, specializzandomi anche in psicoanalisi. Quindi ho voluto interessarmi di epistemologia, allora mi è venuto in mente di parlare con gli autori, direttamente, senza l’interposizione delle loro opere. E così ho cominciato. È stato fondamentale l’incontro con uno scienziato, divenuto poi grandissimo amico, Giuseppe Arcidiacono, che ha risolto moltissimi dei miei dubbi scientifici rendendomi così più forte e sicuro e, quindi, in grado di affrontare colloqui con altri scienziati.
Cosa sono “I Dialoghi”, il fiore all’occhiello della vostra produzione libraria? La serie I DIALOGHI è costituita da interviste che faccio personalmente a personaggi del mondo della cultura scientifica e umanistica, che si sono particolarmente distinti nel loro campo. Molti di loro sono premi Nobel oppure hanno fatto scoperte fondamentali che hanno segnato il progresso della loro disciplina. Io chiedo di raccontare la loro storia, partendo dalle origini, dalla famiglia, gli studi, le influenze avute e come sono arrivati ad occuparsi della loro materia. Poi della situazione attuale della propria disciplina e dei progetti che essi hanno. Elimino quindi tutte le domande e resta una sorta di autobiografia, un lungo monologo nel quale essi riescono a raccontare spesso ciò che nessuno ha mai chiesto di fare. Dato che la serie è nata con lo scopo di essere letta da un pubblico giovane, in particolare gli studenti liceali e universitari, spesso chiedo a questi autori di dare qualche consiglio a chi intende seguire le loro orme. E credo che funzioni, perché questi piccoli libri hanno molto successo tra i giovani.
Da dove nasce l'idea per questa serie? E quale è stato il personaggio che l'ha affascinata di più? È nata appunto dalla voglia di conoscere gli autori di quelle idee che mi hanno sempre affascinato. E mi sono molto divertito. Ho avuto modo di girare tantissimo per fare queste interviste. Sono stato ben cinque volte negli USA, poi molte volte in Gran Bretagna, Francia, Svizzera, Spagna, in Germania, persino in Siria. Le interviste mi sono piaciute quasi tutte. Di solito ho trovato quelle degli scienziati più prospettiche: parlano sempre del futuro, dei progetti, di cosa si potrebbe fare, dando sempre un senso di fiducia, di voglia di vivere.
Qual è la linea editoriale che accomuna le vostre collane , così diverse tra loro? Il mio intento è quello di dare al lettore una visione della cultura non divisa in angusti settori, ma una possibilità di collegare tra di loro le varie discipline. Anche le domande che pongo agli autori che intervisto a volte contengono elementi riguardanti altri settori della cultura. La maggior parte dei libri sono di natura scientifica, alcuni di natura psicologia e pochi di narrativa. Gli autori sono quasi tutti di livello internazionale. L’unica possibilità che le piccole case editrici hanno per inserirsi proficuamente nel mercato, è quella di fornire una proposta che le grandi case non riescono ad offrire. Io ho scelto la cultura di alto livello, cosciente fin dall’inizio che avrei trovato comunque delle grandi difficoltà.
Cosa pensa della Fiera della piccola e media editoria che si tiene a Roma ogni anno? È un evento che dà realmente alle piccole case editrici una notevole visibilità, cosa che normalmente è difficile avere nelle librerie. Il mio giudizio su questo evento è positivo, sotto ogni aspetto. Anche la gestione quest’anno è stata di primo livello.
E dell'editoria italiana cosa pensa? A volte si ha l’impressione che in Italia siano più quelli che scrivono rispetto a quelli che acquistano libri, se si tiene conto delle proposte di pubblicazione che ci pervengono di continuo. Non ho detto che gli italiani leggono poco, ma che acquistano pochi libri. Federico Zeri, una delle personalità intervistate, diceva che gli italiani fotocopiano tanto o si prestano o rivendono i libri. Le piccole case editrici hanno il problema della distribuzione, attività troppo costosa. Le possibilità sono poche: o si affidano i libri a dei distributori, e al di là del costo, si verifica spesso, a mio parere, una distribuzione poco efficiente; oppure si distribuisce direttamente dalla casa editrice. Comunque, due possibilità costose.
Cosa si può fare per aumentare il numero dei lettori? Forse il mercato del libro non è in crisi. Il fatto è che non aumenta in percentuale il numero dei lettori. Almeno per i nostri libri. Come primo intervento si potrebbe togliere il 4% di IVA a carico degli editori, che comunque incide sul costo del libro, e poter consentire la detassazione degli acquisti dei libri stessi.
Quale personaggio le piacerebbe intervistare per i suoi “Dialoghi”? Non c’è un libro particolare che vorrei pubblicare: sono così entusiasta di quello che sto pubblicando, che mi sembra che non ce ne siano altri. Poi le idee vengono in seguito ad ogni libro che pubblico. A volte sono proprio gli autori che intervisto, anch’essi entusiasti, che mi mettono in contatto con loro amici, e sono sempre di fama mondiale. Ci sono dei personaggi che mi resistono per anni. Rispondono sempre con gentilezza, ma rifiutano l’incontro per mancanza di tempo o per altro. Sono personaggi notevoli... ma da abruzzese quale sono, insisto sempre e a volte raggiungo l’obiettivo.
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